Piccole Donne: un libro femminista?

Il primo volume di Piccole Donne viene edito nel 1868 e, come testimoniano le copie vendute, la sua potenza viene immediatamente riconosciuta dal pubblico. Il mondo raccontato è quello familiare, realistico e non patetico. Per comprendere fino in fondo la portata di questo romanzo è necessario contestualizzarlo nella sua epoca. L’800 rappresenta un punto di svolta per le donne che in tutto il mondo iniziano a rivendicare un proprio posto in società e nella letteratura. Da semplici lettrici si affermano come autrici, sono gli stessi anni di Jane Austen, Mary Shelley, Emily Dickinson e delle sorelle Brontë. 

Proprio in virtù di queste considerazioni deve essere letta l’opera della Alcott. Ognuna delle sorelle March incarna un archetipo della nuova femminilità: Meg è la più accorta, saggia e materna, Beth la più sensibile e umile, Amy è briosa e arguta, Jo tenace e impulsiva è quella che si discosta maggiormente dalle convenzionali protagoniste del passato.  

Allora come si giustifica l’epilogo finale? Le sorelle March non vengono presentate come dame fragili che devono essere salvate da un uomo ma finiscono tutte per sposarsi. Allo stesso tempo la Alcott si rifiutò di accontentare le sue lettrici che speravano nel matrimonio tra Jo e Laurie:

“Le ragazze scrivono per chiedere con chi si sposano le “piccole donne”, come se fosse l’unico fine nella vita di una donna. Non farò sposare Jo con Laurie per far piacere a qualcuno.” 

Le sorelle March si sposano, è vero, ma non lo fanno come strumento della realizzazione di sé, dettaglio fondamentale in cui è racchiuso il messaggio della Alcott. Bisogna ricordare che Piccole Donne non nasce dal frutto della sua libera ispirazione ma dalle pressioni dell’editore che le chiede un romanzo “about girls, for girls”. Se pur lontano dal moralismo tipico del genere si tratta di un romanzo di formazione e per vendere deve necessariamente seguire determinati schemi. Non credo che la Alcott volesse farne un manifesto femminista, il finale probabilmente sarebbe stato diverso. Piccole Donne è piuttosto l’emblema della sorellanza nel senso più profondo del termine, un inno alla libertà di essere se stessi e a non tradire mai i propri valori. 

Ed è proprio questo che rende Meg, Beth, Amy e Jo eroine senza tempo che hanno ancora tanto da insegnare. Figlie di una donna tenace, indipendente e femminista.

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