Il glossario dell’editoria: il pitch di un libro

Il pitch è una breve (a volte brevissima!) presentazione di un progetto. Viene usato nel cinema, ma anche in editoria. Serve a convincere chi ascolta che la vostra storia è buona, talmente tanto che vale la pena essere pubblicata.

Come fare un pitch fatto bene? Leggendo il nostro articolo potrete prepararvi al meglio!

Partite annotando le parole chiave del concetto che volete esprimere, qual è l’atmosfera del vostro libro? Cosa volete comunicare? Cominciate a creare una mappa di tutti i punti di cui volete parlare creando una sorta di gerarchia per capire quanto tempo dedicare a ognuno.

Considerate che saranno i primi 10 secondi del vostro discorso a catturare l’attenzione dell’ascoltatore, sì gli basterà questo minuscolo lasso di tempo per farsi un’idea su di voi e sulla vostra storia.  Iniziate, quindi, con una bella frase ad effetto!

A questo punto sappiate di avere ancora dai 20 ai 90 secondi, potete farcela!

Proseguite spiegando come si sviluppa la vostra storia, ma ricordate che la brevità è una degli elementi essenziali di un pitch. Dovrete essere chiari e concisi, senza mai dimenticare quel giusto tocco di originalità per non permettere a nessuno di distrarsi. 

La regola d’oro per ogni discorso è l’esercizio quindi: provate, registratevi, fatevi ascoltare da amici e parenti. Dovrete interiorizzare quello che volete dire, in modo da farlo vostro ed essere sempre più sciolti e naturali. Non imparate a memoria quello che volete dire ma tenete a mente le parole chiave, sarà più facile non sembrare dei robot!

Dovete preparare un pitch? Che state aspettando?! Cominciate subito e buona fortuna!

Il glossario dell’editoria: le parti del libro

Tutti amiamo i libri ma li conosciamo davvero? Abbiamo deciso di dedicare la puntata #edipills di oggi alle parti che compongono i nostri amati libri e, in particolare, alle sue sezioni interne. Sapete come si chiama la prima pagina di un libro? E la differenza tra indice e sommario? Da ora in poi ogni cosa avrà il suo nome!

occhietto: è la pagina iniziale su cui sono indicati i titoli della collana o della serie del libro. 

frontespizio: nelle prime stampe vi erano trascritte tutte le informazioni sul libro con ricchi abbellimenti decorativi. Oggi questa funzione è lasciata alla copertina (per la decorazione) e al colophon (per le informazioni) quindi nel frontespizio vengono semplicemente riportati il titolo, l’autore e l’editore.

colophon: di solito segue il frontespizio, in esso sono indicate le informazioni sulla traduzione (eventuale), sulla casa editrice, il copyright, il numero di edizione, il luogo e la data di stampa.

incipit: è l’inizio del libro, quello che fin da subito dovrebbe riuscire ad attirare il lettore. Potrebbe essere considerato come la porta per entrare nella storia. Il prologo, ad esempio, è un tipo di incipit. 

explicit: come facilmente intuibile, è la conclusione di un libro. Altrettanto importante, dato che un brutto finale può rovinare un interamente un’esperienza di lettura.

indice: è l’elenco ordinato delle parti che compongono il libro, di solito sono indicati anche i numeri di pagina in cui i vari capitoli iniziano. Può trovarsi all’inizio o alla fine del libro. Spesso viene confuso con il sommario che invece riporta brevemente il contenuto dei capitoli. Di solito si trova alla fine del libro ma anche del capitolo a cui si riferisce.

Il glossario dell’editoria: la sinossi

Agli autori spesso viene richiesto di inviare una sinossi insieme al proprio dattiloscritto e questo può creare confusione. Per questo abbiamo deciso di dedicare la puntata Edi pills di oggi proprio alla sinossi. 

Chiariamo subito che non si tratta della trama, sono due cose diverse! La trama infatti è l’intreccio, ovvero come accade quello che viene raccontato. La sinossi è la fabula, ovvero il riassunto di tutto ciò che succede dando l’idea della costruzione narrativa (procede con flashback o flashforward? ci sono cambi di punti di vista?). 

Quali sono le caratteristiche che deve avere una sinossi scritta bene?

  1. chiarezza: non è indirizzata ai lettori quindi non deve avere uno stile accattivante o appassionante, a leggerla sono gli addetti ai lavori che devono conoscere la vostra storia per quello che è.
  2. completezza: deve dare una visione d’insieme della storia quindi deve contenere tutti gli elementi che la compongono (inizio, svolgimento, conclusione).
  3. spoiler sul finale: sembra paradossale ma un esperto che deve valutare la vostra storia deve conoscerne il finale.
  4. brevità: la capacità di sintesi è fondamentale. In un solo testo bisogna raccontare tutto ciò che succede. Quindi no agli elogi al proprio stile, opinioni sulla storia o dettagli superflui. 

Quando scrivete una sinossi ricordatevi di farlo con la vostra parte razionale, è uno strumento per “vendere” il vostro libro, non deve rappresentare la vostra idea di letteratura.

Glossario dell’editoria: battute e cartelle

Come in ogni settore professionale anche nell’editoria esistono termini specifici, alcuni tecnici, altri di uso più comune. In ogni caso tutti gli attori del settore editoriale dovrebbero parlare la stessa lingua. Quindi abbiamo pensato di dedicare gli articoli della rubrica Edi pills di maggio proprio a quelle definizioni che possono tornare utili a chiunque si avvicini a questo mondo. 

Oggi, in particolare, ci soffermiamo su due termini semplici ma fondamentali: la battuta e la cartella.

Con battuta si intende il carattere e lo spazio da questo occupato in una pagina, anche lo spazio tra una parola e l’altra è tenuto in considerazione nel totale. È fondamentale, ad esempio, per calcolare il compenso di un traduttore. Il totale delle battute, infatti, rappresenta la cartella. 

La cartella è l’unità di misura universale usata per i dattiloscritti. In editoria solitamente si contano 1800-2000 battute per ogni cartella, nel settore commerciale è più comune la cartella da 1500 battute. Indicativamente una pagina word è composta da 30 righe da 60 battute ognuna. 
È utile sapere di cosa si tratta soprattutto a chi deve scrivere un testo di una lunghezza specifica, ad esempio un articolo o per stabilire il compenso di editor e correttori di bozze. 

Ecco, queste sono le battute e le cartelle. Avete dubbi o domande? Se volete conoscere delle parole in particolare fatecelo sapere nei commenti, ne parleremo la prossima settimana!

Giornata Mondiale del libro e del diritto d’autore 2020

Oggi ricorre la Giornata Mondiale del libro e del diritto d’autore. Vogliamo cogliere l’occasione e parlarvi del diritto d’autore per cercare di fare luce su una materia ancora (purtroppo) oscura a molti. 

Come è facilmente intuibile, il diritto d’autore, tutela le creazioni di un autore. Oltre ai diritti patrimoniali, all’autore vengono riconosciuti anche i diritti morali sull’opera. Questo vuol dire che l’autore dispone in modo esclusivo della sua opera, può rivendicarne la paternità, decidere se pubblicarla, opporsi a ogni sua modifica, autorizzare ogni tipo di utilizzazione e ricevere i relativi compensi derivanti dalla pubblicazione. 

Cosa devi sapere?

  1. Il diritto d’autore nasce con la creazione dell’opera stessa, non è necessaria una rivalsa formale
  2. Vengono tutelate tutte le forme che abbiano “carattere creativo” come libri, fotografie, immagini, testi musicali…
  3. Si estendono anche oltre la morte dell’autore (70 anni)
  4. L’autore può cedere in tutto o in parte i suoi diritti patrimoniali
  5. In caso di violazione sono previste sanzioni civili, penali e amministrative

Un po’ di storia

Nonostante possa sembrare un concetto del tutto moderno, il diritto d’autore è da sempre argomento di discussione. Già nel Cinquecento a Venezia era diffusa la pratica del “privilegio”, prima esclusivamente per gli editori e gli stampatori, e poi anche per gli autori in quanto fautori del lavoro creativo e quindi della fatica connessi alla scrittura. 

Questa pratica rimane, più o meno intatta, per tre secoli, quando la diffusione della scrittura come vero e proprio mestiere richiede un aggiornamento della materia. Dato che ancora non esisteva uno Stato italiano si diffondono numerosi decreti che hanno validità solo per i singoli Stati in cui erano stati emanati. La prima legge italiana arriva nel 1865 con l’unificazione.

La legge che conosciamo oggi deriva dalla normativa emessa in epoca fascista nel 1942 (guarda caso fu emanata proprio oggi!) ma la comunicazione digitale e globale degli ultimi anni ha reso necessario un importante aggiornamento della normativa.  

Nel 2019 infatti è stata approvata la riforma copyright UE per arrivare a un più equo rapporto tra i big (google, facebook, youtube) e gli autori di contenuti creativi. 

La riforma però ha scatenato accese polemiche, in particolare sugli articoli 11 e 13. Tanto che nuove modifiche si sono rese necessarie. 

Attualmente la normativa (art. 11) prevede per gli editori la facoltà di accordarsi con le piattaforme online per farsi pagare l’utilizzo dei contenuti. Mentre passa alle piattaforme (medie e grandi) l’obbligo di verificare che i contenuti pubblicati non violino le normative copyright, nella precedente versione era obbligo degli autori stessi. 

Purtroppo ancora oggi gli strumenti ideati in alcuni casi risultano essere troppo deboli e lenti rispetto alla velocità con cambia il mondo dell’informazione

Come comunica l’ufficio stampa

Spesso mi è capitato di sentire dire che una volta pubblicato un libro, il più del lavoro è fatto. Niente di più sbagliato! Non basta dare alle stampe qualcosa perché i lettori ne vengano a conoscenza. Solo nel 2019 sono uscite più di SETTANTAMILA novità, le conoscete tutte? Io no!

È proprio qui che entra in gioco l’ufficio stampa. Il cui ruolo è di promuovere un libro al meglio, raggiungendo il numero più ampio possibile di lettori.
Nelle case editrici più grandi l’ufficio stampa collabora con l’ufficio eventi e l’ufficio pubblicità. In quelle più piccole è un unico team che si occupa di tutte quelle attività utili a dare voce a un libro. 

Ma quali sono i principali strumenti di lavoro di un addetto stampa?

1. La rete: ogni libro deve essere “comunicato” al proprio target di riferimento, è impensabile proporre tutto a tutti. Un buon addetto stampa deve conoscere i propri interlocutori per massimizzare l’efficacia del proprio lavoro (e quello di chi lo riceve). È chiaro che, più sarà ampio il bacino di contatti e più la notizia girerà quindi l’addetto stampa dovrà costantemente curare le relazioni.

2. Il comunicato stampa: è il testo che racchiude tutte le informazioni sul libro da promuovere. È un documento pensato per gli addetti ai lavori (giornalisti ma anche bookblogger). Deve essere chiaro, ben strutturato e informativo. Dalla lettura del comunicato stampa i professionisti a cui è indirizzato devono capire la trama, i temi principali trattati e lo stile dell’autore. Per questo solitamente già nelle prime righe soddisfa le famose “5 W” del giornalismo (who, what, when, where, why). Non possono, quindi, mancare: l’immagine di copertina, il titolo, l’autore, il numero delle pagine, il prezzo e il nome della casa editrice.
Insieme al comunicato stampa si possono inviare delle copie omaggio del libro in questione per sperare in una recensione (meglio se positiva). Questo però non deve essere considerato come merce di scambio! I lettori devono fidarsi della casa editrice di cui comprano i libri e questo rapporto di fiducia viene meno se le recensioni sono falsate. 

3. La rassegna stampa: è l’attività di ricerca che serve per avere un quadro completo sull’efficacia della propria comunicazione. Dopo il comunicato stampa infatti è importante verificare la portata della risonanza e della visibilità sul pubblico: chi ha riportato la notizia? Solo i contatti diretti o anche gli “esterni”? Tutte le informazioni sono corrette? Sarebbe utile integrare con altre indicazioni?

4. Gli eventi: insieme al lancio del libro possono essere organizzate sessioni di reading, conferenze stampa o presentazioni del libro presso biblioteche, librerie o caffè letterari. Questo tipo di eventi può essere riservato agli addetti ai lavori o anche ai lettori stessi. Sono fondamentali per far conoscere l’autore, oltre che il suo lavoro. 

5. I premi letterari: la partecipazione a un premio letterario può fungere da cassa di risonanza, il libro assumerebbe tutto un altro profilo. L’ufficio stampa in questo caso dovrà individuare quale sia quello giusto per quel testo. Pensate alla pubblicità che ne ricaverebbe se vincesse! 

Come avrete capito l’ufficio stampa è il risultato della somma di molteplici competenze professionali e qualità personali. Non si esaurisce in unico “lavoro” ma è un impegno costante di cui la pazienza e la perseveranza sono la base.

Il ruolo del grafico editoriale

È ormai noto a tutti che l’avvento dei social network abbia cambiato il modo di comunicare. Questo ha avuto un riflesso diretto sulla grafica che altro non è che comunicazione visiva. Se per anni ha dominato il modello del broadcast, ovvero un messaggio unico diretto a un ampio pubblico che non interagiva, adesso la comunicazione è indubbiamente più rapida e, soprattutto, interattiva

Di questo deve assolutamente tenere conto il grafico editoriale il quale si occupa di ideare efficaci strumenti di comunicazione per trasmettere un determinato messaggio. In una casa editrice, infatti, un grafico non si limita alla sola impaginazione o alla progettazione delle copertine. Come abbiamo già visto, infatti, è fondamentale che un libro sia immediatamente riconducibile al suo editore ma non è l’unico elemento che contribuisce alla costruzione del brand identity. 

Ogni progetto di grafica editoriale deve rispettare la cosiddetta “immagine coordinata” cioè essere coerente con l’identità visiva della casa editrice. È compito del grafico garantire la coerenza di ogni pubblicazione. Il grafico editoriale, quindi, si occupa della progettazione del logo, dell’aspetto del sito, della scelta dei font e dei colori da utilizzare. Niente è lasciato al caso. 

Proprio perché un’immagine può avere molteplici interpretazioni la difficoltà più grande è forse quella di riuscire a tradurre il linguaggio verbale in uno visivo, mantenendo lo stesso intento comunicativo. Per questo motivo il grafico deve intrattenere un dialogo costante con autore, editor, illustratore e direttore marketing.  

Come avrete capito la sua figura è essenziale! A me piace pensare al grafico editoriale come una sorta di regista della comunicazione che deve costantemente coniugare l’essenza estetica con una di tipo funzionale. 

Chi è e cosa fa un editor?

Prima precisazione doverosa: no, non è l’editore. In italiano editor si traduce con redattore o curatore editoriale. L’editore è a tutti gli effetti un imprenditore che investe (tempo e denaro) nella pubblicazione di libri. L’editor è un professionista del libro. Può essere un dipendente della casa editrice o lavorare come libero professionista. E questa distinzione comporta delle sfumature nel tipo di lavoro che svolge. 

L’editor dipendente funge da filtro tra gli autori e la casa editrice, selezionando i testi meritevoli, quelli che verranno pubblicati. Per farlo, deve scandagliare i manoscritti alla ricerca di errori strutturali, incongruenze nella trama o nella costruzione dei personaggi. É possibile che un buon testo abbia comunque dei difetti ed è compito dell’editor capire quale possa essere la soluzione, tenendo sempre presente l’identità dell’autore e della sua opera. In questa fase la difficoltà più grande per un editor è proprio quella di non sostituirsi all’autore riscrivendo il testo a proprio modo. 

Un editor prima di tutto deve essere un buon lettore, deve parlare la stessa lingua degli utenti finali (che sono appunto i lettori) per confezionare al meglio il testo. Avete presente quando una cosa nella vostra testa funziona ma poi dirla ad alta voce ha tutto un altro effetto? É esattamente di questo che stiamo parlando, un editor deve capire cosa vuole dire l’autore e farglielo dire al meglio. 
Deve entrare contemporaneamente nella testa dell’autore e del lettore per dare a entrambi ciò che vogliono. 

L’editor libero professionista si occupa principalmente della correzione bozze e dell’editing. Ed è qui che le due figure si incontrano. In questa fase il redattore editoriale si occupa di trovare e correggere i refusi, le imprecisioni lessicali. Non si limita al controllo della lingua ma anche dei contenuti, deve diventare il più grande ficcanaso della storia, verificare ogni singolo dettaglio…

In questo senso preferisco più l’espressione italiana di “curatore editoriale” perché mi piace pensare all’editor come un vero e proprio dottore di un’opera letteraria. Un testo, anche il migliore, quando arriva in redazione ha ancora tanto potenziale nascosto. Sta all’editor scovarlo e portarlo alla luce!  

Quanto è importante la copertina di un libro?

Nessun libro é mai uguale ad un altro, anche quando il testo é lo stesso. Tale unicità si “materializza” soprattutto nella copertina. La scelta del suo colore (in alcuni casi mantenuto per l’intera collezione o per determinate collane), dell’immagine, del font del titolo contribuisce a creare la brand identity di una casa editrice ovvero la sua immediata riconoscibilità. La confezione del libro non suggerisce solo un percorso di lettura, ma prefigura un lettore di riferimento. Pensate ai gialli, ai thriller, ai romance, già a partire dalle copertine è possibile distinguere il genere. 

Più complesso il caso dei classici, le loro pagine hanno già parlato innumerevoli volte. L’editore deve anche rispettare un’identità già definita e nota al pubblico, non può affidargliene una nuova. Si tratta di rimarcare un certo particolare, a discapito di un altro, per creare una storia già conosciuta ma che può avere nuova vita sotto forma di una nuova edizione. 

La copertina di un libro (cartaceo o digitale) diventa il primo strumento attraverso cui la casa editrice affida al pubblico la propria identità e quella del testo pubblicato. Negli acquisti online, venendo a mancare la componente tattile, è soprattutto l’aspetto visivo a orientare il lettore verso un prodotto piuttosto che un altro. L’avvento dei mezzi di comunicazione di massa, infatti, ha ridefinito il modo di concepire la comunicazione, fatta sempre più di immagini e meno di parole. 

Con l’avvento dell’e-book, ad esempio, si potrebbe pensare che l’aspetto materiale del libro abbia perso valore. In realtà, dato che il processo comunicativo è reso ancora più complicato dalla moltitudine (e dalle dimensioni) delle immagini, l’elemento che deve spiccare è proprio la copertina.

Entrando in una libreria (anche online) saprete immediatamente abbinare un libro alla sua casa editrice: il blu di Sellerio, il bianco di Einaudi, i pastello di Adelphi… Questo perché la copertina di un libro non è altro che un biglietto da visita progettato e ideato appositamente per un lettore-tipo, una “soglia” attraverso cui l’editore cerca di intraprendere un dialogo che si concluda con la lettura del libro.

Letteratura rosa: genere per non lettori?

Qualche settimana fa su instagram ci siamo confrontati su come viene percepita la letteratura rosa, spesso guardata con negatività dalla critica ma anche dai lettori stessi che considerano alcuni titoli “non letture”. Insieme ai gialli è il genere che avvicina alla lettura e traina quasi interamente il mercato editoriale con vendite sempre altissime. Ci siamo, quindi, chiesti quali siano gli elementi vincenti di un genere (bistrattato) che funziona da oltre SETTANTA anni.

Il romanzo rosa come lo conosciamo oggi è un fenomeno esploso negli anni Cinquanta negli Stati Uniti con la fondazione della Harlequin, una casa editrice specializzata nel genere. Fino a quel momento era il romance inglese a catturare l’attenzione del pubblico (principalmente femminile). Gli elementi narrativi sono gli stessi, al centro un amore più o meno impossibile che porta sempre a un happy ending. A cambiare radicalmente sono le protagoniste, non più donne-angelo idealizzate ma donne “emancipate” e anche spregiudicate! I volumi della collana sono pensati principalmente per le casalinghe in cerca di letture leggere e di puro intrattenimento.  

Negli anni Ottanta Mondadori intercetta un buco nella proposta editoriale italiana e decide di investire proprio nella letteratura rosa. Così dall’unione della Harlequin con Mondadory nasce Harmony, la collana italiana interamente dedicata al genere. Fino a quel momento le lettrici italiane in cerca di letteratura amorosa dovevano accontentarsi di quelle pubblicate dalle testate giornalistiche. 

Sicuramente la serialità gioca un ruolo chiave: le trame, i personaggi e i dialoghi seguono schemi fissi che contribuiscono a rendere i singoli volumi parte di una stessa collana. Fondamentale anche il loro aspetto: le copertine con la stessa impostazione grafica per essere immediatamente riconoscibili, il basso prezzo e la diffusione tramite le edicole e i supermercati per raggiungere un più ampio pubblico (anche chi tendenzialmente non frequenta librerie), la carta resistente per resistere nel tempo. Ogni più piccolo dettaglio è studiato nei minimi particolari per la costruzione della fidelizzazione del lettore, scopo di ogni casa editrice.

Trattandosi di letteratura di consumo è chiaro che l’intento non sia quello di acculturare ma di intrattenere. Ognuno, quando sceglie un libro, ha in mente un preciso scopo. Non scelgo un romance se cerco un’altissima qualità letteraria. La letteratura rosa, proprio come ogni altro genere, si rivolge a un pubblico specifico (che è sicuramente diverso da quello dei classici, ad esempio). Non per questo deve essere considerata inferiore. Quello che conta, come sempre, è la prospettiva.

Cosa ne pensate? Leggete romanzi rosa?