Il respiro del sangue

Mi piacciono molto i thriller e da poco ho scoperto Luca D’Andrea, un giovane scrittore italiano noto anche all’estero. Inizialmente scettica mi sono dovuta ricredere e adesso sono convinta che non abbia niente da invidiare ai più acclamati scrittori nordici. Ho già letto molti titoli e questo fino a ora è il mio preferito (ho meno apprezzato, invece, “Lissy”). Uno stile asciutto ma coinvolgente, ambientazioni minuziosamente curate e personaggi vivi sono gli ingredienti sempre presenti nei suoi testi.  

In questo romanzo passato e presente si intrecciano verso la ricerca della verità. Una piccola cittadina in Trentino, ambientazione tipica dei romanzi dell’autore, è al centro di un caso di suicidio avvenuto negli anni Novanta la cui certezza è messa in dubbio da Sybille, figlia della vittima. Una fotografia della scena del crimine recapitata proprio alla ragazza dà il via a una ruota di eventi impossibili da arrestare. Non bastano le minacce né le violenze a convincere Sybille e Tony a smettere di indagare. Due personaggi che si rivelano un poco alla volta fino a svelare le molteplici sfaccettature della propria personalità. 

Come possono uno scrittore di romanzi rosa e una giovane ribelle risolvere il mistero che avvolge la morte di Erika “La stramba” se l’intera cittadina sembra muoversi per nascondere la verità? Tutti sembrano voler proteggere Kreuzwirt e i suoi segreti quasi fosse una persona e non una città. 

La trama non banale e i numerosi personaggi che vi si muovono sono pensati nei minimi dettagli, niente viene trascurato. Le implicazioni culturali e le leggende popolari contribuiscono all’atmosfera di incertezza e di suspense così magistralmente creata da D’Andrea. Con un sapiente gioco tra gli elementi tipici del poliziesco ed elementi del soprannaturale “Il respiro del sangue” tiene incollati dalla prima all’ultima pagina.