Il giardino segreto

Pur avendo visto moltissime volte il film, che adoro, non avevo mai letto il libro da cui è tratto. E ho fatto male! Scritto da Frances Hodgson Burnett, è un libro dolce e delicato, racconta la storia di Mary e della sua evoluzione. Presentata dall’autrice stessa come una bambina viziata ma non amata, antipatica e scontrosa la vediamo sbocciare parallelamente alla rinascita della natura. All’arrivo di Mary la brughiera inglese in cui si trova catapultata è spenta e grigia, ma con il passare del tempo sarà il centro di un’esplosione di colori e di vita. Proprio come anche Mary.

“Una delle cose più strane della vita è che solo raramente si ha la certezza di essere immortali. Capita qualche volta alzandosi nel momento tenero e solenne dell’alba e andandosene fuori da soli, quando si getta la testa all’indietro, si guarda in alto e si osserva il cielo pallido che lentamente si colora di rosso e tutte le altre cose splendide e sconosciute che accadono in quegli attimi, finché l’Est si commuove e il nostro cuore rimane immobile di fronte alla maestosità, sempre identica, del sorgere del sole…”󠀠

La Burnett era appassionata di botanica e con le sue magnifiche descrizioni riesce a trasmettere perfettamente questo suo amore. Mi è sembrato di essere veramente nella brughiera, di percepirne i profumi e i rumori


Nonostante si tratti di un libro per ragazzi i messaggi contenuti in questo romanzo sono potenti e colpiscono dritto al cuore, anche dei lettori adulti. Insieme a Mary scopriamo l’importanza dell’amicizia, il valore della condivisione e la magia della natura. Mi sono realmente commossa a leggere della rinascita del giardino e soprattutto delle emozioni provate da Mary davanti ad esso. 

Se pur con una prosa semplice, Il giardino segreto si è rivelato essere una lettura coinvolgente ed emozionante, soprattutto considerato che si tratta di un romanzo di formazione! Un libro che consiglio a tutti i piccoli lettori ma anche ai lettori adulti che vogliano emozionarsi. 

La ricamatrice di Winchester

Un tuffo nel passato quello in cui ci porta Tracy Chevalier con il suo romanzo.
Al centro della narrazione l’Inghilterra degli anni Trenta e una delle “donne in eccedenza”, rimasta sola dopo la guerra. Violet, la protagonista, non vuole essere una delle tante donne il cui unico scopo di realizzazione è sposarsi ed essere madre. Desidera altro per la propria vita, ed è proprio con questo intento che lascia la madre e la propria città natale per trasferirsi a Winchester dove poter essere indipendente.

La prima parte è più lenta e riflessiva ma la scrittura della Chevalier è scorrevole e piacevole, nonostante la mancanza di “azione” non ci si annoia (anche se in alcuni passaggi i dettagli sul ricamo possono risultare eccessivi). Ci aiuta a conoscere Violet nelle sue fragilità e, allo stesso tempo, la sua grande forza interiore. Inizialmente fatica a liberarsi dai limiti imposti dal timore del giudizio degli altri, soprattutto quando “gli altri” sono la sua famiglia. La sua lotta interiore, infatti, si palesa soprattutto nel rapporto con la madre, una donna egoista e scorbutica che non perde occasione per farle notare i fallimenti della sua vita. 

In ogni personaggio femminile ho trovato un pezzetto della personalità di Violet stessa, donne legate alla tradizione e al proprio ruolo, come la madre e la collega Olive, da cui vuole prendere distanza, e donne forti e dirette come la sua amica Gilda e la signorina Pesel, che ci ricordano che è possibile e giusto essere se stesse.

Andando avanti nella lettura è tangibile la crescita della protagonista, una sorta di rinascita lenta ma tenace che avviene giorno dopo giorno, nessuna violenza. Anche nelle battaglie che Violet porta avanti è sempre misurata, quasi volesse passare inosservata. Facile empatizzare con lei, la Chevalier ha creato una protagonista reale che vive in costante bilico tra l’essere felice facendo ciò che le piace e la voglia di non deludere le persone amate. Forte e necessaria la scelta di non cadere in un lieto fine classico. La Violet dell’epilogo ci insegna che, proprio come il ricamo si costruisce punto dopo punto, possiamo diventare chi vogliamo a partire dalle piccole cose.  

Piccola nota: il titolo originale “A Single Thread” è decisamente più significativo di quello italiano, più descrittivo. Nel titolo inglese, infatti, si dà maggiore rilevanza al potente messaggio finale.

Binario sette

Edi choice del mese di gennaio e uno dei nostri libri preferiti letti in questo mese. 

Molto curiosa di leggere questo libro dalla trama così intrigante inizialmente ne sono stata delusa. Nei primi capitoli ho faticato ad entrare in sintonia con la protagonista Lisa che non ricorda niente di se stessa, neanche il proprio nome. 

Lo stile della Doughty già in queste prime pagine prive di avvenimenti è scorrevole e invoglia il lettore a proseguire per conoscere la verità su ciò che è accaduto a Lisa. Il talento dell’autrice rende credibile la storia di una protagonista invisibile, un “fantasma” della stazione che nessuno può vedere o sentire. Poi, quando improvvisamente le ritorna la memoria, rivela la propria storia. Il tutto è costruito su un gioco di flashback e ritorni al presente che lasciano alta la suspense. 

La narrazione in prima persona è il vero punto di forza di questo libro. Da lettori, senza saperne più della protagonista, si è totalmente coinvolti dalle sue sensazioni, paure e percezioni quasi come se fossimo con lei in quel momento. Nella lettura acquisiamo con lei la consapevolezza di un destino che non può più essere cambiato. 

Un amore che sembra perfetto con un uomo affascinante, apparentemente sicuro di sé, dolce e premuroso ma che piano piano rivela la propria natura di uomo possessivo, violento e manipolatore.   

L’autrice ci accompagna in un viaggio all’interno della psiche umana. Al centro, la paura di rimanere soli rivelando agli altri la propria infelicità. Anche quando è proprio lo stare insieme che rende infelici. Lisa dopo la sua morte rimane incastrata nella stazione in cui è finita la sua vita ma, allo stesso modo, durante tutta la sua relazione con Matthew era intrappolata nelle sue stesse inquietudini e proprio questo l’ha portata verso il suo destino. 

La vita bugiarda degli adulti

La vita bugiarda degli adulti, disponibile dal 7 novembre, è il nuovo libro di Elena Ferrante che ritorna dopo la saga di grande successo de L’amica geniale (da cui la Rai ha tratto l’omonima serie tv). L’autrice ci racconta del passaggio dall’infanzia all’adolescenza di Giovanna, improvvisamente catapultata in un mondo a cui è stato strappato il velo che fino a quel momento aveva coperto la realtà con la serenità e, in un certo senso, con l’ipocrisia

A far crollare il castello di carta è una semplice frase origliata:

mio padre disse a mia madre che ero molto brutta […]. Tutto è rimasto fermo. Io sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso

Basta solo questo per far scoprire a Giovanna che i suoi genitori sono prima di tutto persone che mentono, soffrono, scendono a patti con la vita. 

La base su cui si poggia l’impianto narrativo sono le emozioni e i pensieri di uno sguardo tutto femminile attraverso cui viene svelata una lenta e progressiva costruzione del sé. Al centro di questo universo si trova Napoli, con le sue strade, i suoi colori e i suoi odori. Ed è in questa fitta rete che il lettore accompagna Giovanna attraverso la scoperta della propria identità e delle persone che fino a quel momento credeva di conoscere.

La vita bugiarda degli adulti è un romanzo che scava nelle emozioni attraverso una scrittura che si muove in perfetta sincronia con i cambiamenti che la protagonista sta vivendo. Ne risulta un quadro che non mira a ingraziarsi il lettore ma piuttosto a rappresentare la realtà nuda e cruda. L’adolescenza, per arrivare all’emancipazione dai propri genitori, vissuta in modo aggressivo e distruttivo. Una demolizione delle proprie convinzioni e abitudini che tinge tutto di nero, così come appare il futuro a chi non ritrova più punti fermi e certezze. 

A spingere il lettore a proseguire non è tanto il tema trattato, largamente affrontato anche da altri autori, ma la scrittura dell’autrice che riesce a entrare nella profondità dell’animo umano. In ognuno dei personaggi è possibile rintracciare qualcosa di se stessi, quella parte che tutti vorremmo tenere nascosta e che invece Elena Ferrante scrive nero su bianco, quasi a esibirla. Pagina dopo pagina ci si aspetta una conclusione che potrebbe riscattare dal senso di angoscia che pervade l’intera storia e invece la totale mancanza di speranza e lieto fine è ciò che più rende la lettura affascinante

Anche il finale, che inizialmente sembra sospeso e quasi mozzato, convince totalmente e risulta come la chiusura naturale di una storia che racconta uno spaccato di vita reale non una prosa letteraria. 

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autore: Elena Ferrante

titolo: La vita bugiarda degli adulti

editore: edizioni e/o

e-book: 12,99 euro

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